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Allergie e intolleranze alimentari: che cosa bisogna sapere

Cause, differenze e similitudini che bisogna conoscere

Le differenze tra allergie e intolleranze alimentari sono molte, ma per arrivare a una diagnosi certa sono indispensabili un’attenta visita ed esami prescritti dallo specialista. Affidarsi al fai-da-te è inutile, costoso e può portare a diete di esclusione illogiche, con il rischio di carenze nutrizionali dannose.

Ecco sette concetti di base che bisogna conoscere sulle differenze tra allergie e intolleranze alimentari.

Allergie-intolleranze-alimentari-differenze

1. Qual è la differenza tra allergie e intolleranze alimentari?

La prima, fondamentale differenza tra allergie e intolleranze alimentari sta nel meccanismo che le scatena: «L’allergia è una reazione avversa del sistema immunitario, che individua come estranee alcune molecole, definite infatti allergeni, o antigeni» precisa Patrizia Restani, Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università di Milano. «Nelle allergie alimentari, le molecole scatenanti sono le proteine».

Nel caso delle intolleranze alimentari, invece, i meccanismi sono ben diversi: «Le intolleranze sono dovute per lo più a carenze: per esempio deficit di enzimi o di recettori» precisa Restani. Ecco perché occorre un percorso diagnostico attento e mirato, che sappia individuare le differenze.

 

2. Quanti italiani soffrono di allergie alimentari?

«Circa l’1-2% degli italiani soffre di un’allergia alimentare. La percentuale è maggiore nei bambini di 1-3 anni (7-8%), perché il sistema immunitario e quello gastrointestinale non sono ancora del tutto maturi. Dopo i 3 anni, infatti, gran parte dei casi si risolve spontaneamente» afferma Restani.

 

3. Quanto sono diffuse le intolleranze alimentari?

«I dati più certi si hanno sull’intolleranza al lattosio (deficit di lattasi), di cui soffrirebbe tra il 50 e il 70% degli italiani adulti (nei bambini fino ai 2 anni la lattasi si esprime al massimo perché il latte è un alimento irrinunciabile)» ricorda Restani.

Intolleranze alimentari di altro tipo, per esempio quella alle xantine (caffeina, teobromina e teofillina di caffè, cioccolato, tè), alla tiramina (es.: formaggi stagionati, aringhe conservate), all’istamina (di nuovo formaggi, poi vino rosso, estratto di lievito di birra) sono più indefinite.

Ci sono poi intolleranze particolari, come quella al glutine, o forme rare e pericolose riconosciute già nel neonato (aminoacidopatie e galattosemia), che però esulano dagli scopi di questa breve traccia.

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4. Genitori allergici vuol dire figli allergici?

«Tutte le allergie, comprese quelle alimentari, dipendono molto, ma non solo, dall’ereditarietà. Se entrambi i genitori sono allergici, la probabilità di avere un figlio allergico è del 30-40%.

L‘eventuale allergia del figlio, inoltre, potrà essere uguale o diversa da quella dei genitori come localizzazione, gravità e tipo» spiega Restani. «Se nessuno dei genitori è allergico, la probabilità scende attorno al 10%». Se uno solo dei genitori è allergico, le percentuali sono intermedie.

 

5. Ci sono fattori non genetici che influiscono sullo sviluppo di tutte le allergie?

«In molti casi di allergia entrano in gioco l’eccesso di igiene e l’assenza di fratelli, che eliminano due “allenatori” naturali del sistema immunitario. Si pensa che, privato di questa “palestra”, il sistema immunitario produca molecole che aumentano la probabilità di allergia. L’allattamento materno prolungato sarebbe invece protettivo. Infine, sul ruolo “facilitatore di allergia” degli animali domestici c’è ancora discussione».

 

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6. E per quanto riguarda le intolleranze?

Per quanto riguarda le intolleranze a cui si è accennato, esiste una predisposizione genetica (nota nell’intolleranza al lattosio, meno nelle altre intolleranze citate), ma non bisogna sottovalutare altri fattori, come malattie, diete squilibrate, alterazioni del microbiota, stress psico-fisico prolungato, che potrebbero svolgere un ruolo scatenante.

 

7. Sintomi: ci sono differenze tra allergie e intolleranze alimentari?

«La differenza fondamentale sta nei tempi di manifestazione e nell’intensità. Nelle allergie esiste una prima fase di sensibilizzazione all’alimento, senza sintomi, a cui segue, dopo una successiva ingestione, una seconda fase sintomatica.

Per le intolleranze, invece, si potrebbe parlare di un “gradiente” di sensibilità per quantità crescenti dell’alimento a cui si è intolleranti» afferma Restani.

«Le allergie e le intolleranze alimentari possono avere sintomi simili, gastrointestinali prima di tutto (crampi addominali, gonfiore, nausea, rigurgiti acidi, diarrea) tanto per citare i più comuni. Possono anche manifestarsi orticaria, prurito, mal di testa.

Ecco perché bisogna affidarsi a uno specialista per la diagnosi. Mai e poi mai ci si deve fidare di analisi prive di dimostrazioni scientifiche, o consigliate da figure professionali diverse dal medico specializzato in allergologia».


test intolleranze

 

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Fonti:http://www.nutrition-foundation.it/upload/FrontEnd/doc_669ea04a-82ec-4802-b57f-1f83ed8712e3.axd

 


26 settembre 2016


Alimentazione Approfondimento Salute


Giornalista professionista

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