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Fitness e ipertensione

Da cosa dipende l'ipertensione? Quali sono le conseguenze? Come tenerla sotto controllo: il ruolo del fitness

La pressione sanguigna è la forza con cui il sangue viene spinto dal cuore nelle arterie; dipende sia dalla quantità di sangue che viene spinta ad ogni contrazione cardiaca nel nostro sistema vascolare, sia dal grado di resistenza al flusso del sangue offerta dai vasi stessi.

Il cuore è una pompa idraulica a 4 camere molto efficace capace, contraendosi e rilassandosi, di inviare il sangue a tutti gli organi e ai tessuti dell'organismo.

Il lavoro svolto dal cuore è notevole tanto che nel corso della vita questa pompa garantisce la distribuzione di circa 200 milioni di litri di sangue attraverso una portata a riposo pari a circa 5l/min e sotto sforzo a crica 30 l/min (ogni contrazione circa 70ml).

 

Come tenere la pressione sotto controllo

La pressione arteriosa si misura con lo sfigmomanometro, un semplice strumento costituito da un bracciale gonfiabile e da uno specifico misuratore, attraverso la compressione dall'esterno dell'arteria brachiale in corrispondenza della piega del gomito, al suo interno. 

Si distinguono:

  • una pressione massima o sistolica
  • una pressione minima o diastolica

La pressione sistolica dipende dalla massima capacità della pompa cardiaca di espellere il sangue nei vasi sanguigni contro la resistenza esterna offerta dal bracciale durante la fase di contrazione cardiaca (sistole). La pressione diastolica, invece, è caratterizzata dalla scomparsa dell'impegno per vincere tale resistenza.

L'uso contenporaneo del fonendoscopio posto all'interno della piega del gomito permette di distinguere i due differenti valori durante il lento calare della pressione del bracciale provocato dall'operatore; la massima si misura leggendo sul manometro il valore rilevabile al momento della comparsa del primo rumore percepibile al fonendoscopio, la minima al momento della sua scomparsa.

La scala di riferimento che viene utilizzata per la misurazione della pressione arteriosa (PA) è il millimetro di mercurio (mmHg); la PA si indica mediante il rapporto tra i due valori di pressione massima e minima rilevati, ad esempio PA=120/180.

 

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I valori

La normale presione arteriosa si mantiene entro un intervallo di valori variabile dai 115 ai 130mmHg per la pressione massima e dai 75 ai 90 mmHg per la pressiona minima. Tali regimi pressori assicurano un'efficace funzione di trasporto del sangue di ossigeno, principi nutritivi e ormoni verso i tessuti periferici.

La pressione arteriosa varia durante la giornata, raggiungendo valori massimi durante la prima mattinata e nel tardo pomeriggio; aumenta, anche considerevolmente, durante lo sforzo fisico (proporzionalmente all'intensità dello sforzo stesso) mentre tende a diminuire nelle prime ore del sonno, a causa della riduzione dell'attività metabolica dei vari organi, e ad aumentare durante le ore che precedono il risveglio dell'individuo.

Dopo i 60 anni la pressione arteriosa tende leggermente ad aumentare, soprattutto la massima, a causa della perdita di elasticità dei vasi arteriosi legata ai processi di invecchiamento.

 

L'ipertensione arteriosa

L'ipertensione arteriosa essenziale è una condizione clinica non trasmissibile molto diffusa nei paesi industrializzati ad etiologia multufattoriale caratterizzata dall'aumento "stabile" della presione massima al di sopra dei 140mmHg e/o della minima al di sopra dei 90mmHg.

L'ipertensione arteriosa riguarda oltre un terzo della popolazione italiana adulta rappresentando uno dei principali fattori di rischio, se non il principale, nel determinismo delle malattie cardiovascolari.

Solo in Italia circa il 12 milioni di persone sono colpite dall'ipertensione arteriosa. La metà di esse ne ignora la presenza e solo un terzo delle stesse riesce ad ottenere un controllo efficace mediante la terapia.

Dati molto recenti stimano gli ipertesi nel mondo in 1,130 miliardi di persone.

 

Conseguenze dell'ipertensione

La pressione elevata per tempi significativi accelera il processo di arteriosclerosi provocando importanti danni a cuore, cervello, reni, occhi e grandi vasi ma sostanzialmente a qualsiasi organo del corpo.

I casi di ipertensione secondaria sono numericamente meno significativi riguardando circa il 5% di tutti i casi di ipertensione arteriosa e sono parte delle manifestazioni cliniche legate a patologie ben definite di organi e apparati.

L'ipertensione arteriosa va curata farmacologicamente e numerose sono le risorse a disposizione del medico per trattarla efficacemente impedendone con successo le possibili complicanze cliniche.

 

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Il ruolo dell'attività fisica

E' ormai certo il ruolo determinante svolto dall'attività fisica in termini di riduzione della pressione sanguigna e favorimento dell'efficacia della terapia antipertensiva, quale che sia il livello di ipertensione arteriosa in atto.

Tra le possibili modifiche alle abitudini di vita dell'individuo, l'introduzione dell'attività fisica strutturata è quella che maggiormente comporta la probabilità di correggere nell'individuo anche i principali fattori di rischio cardio-vascolare quali:

  • riduzione del peso corporeo
  • adozione di una corretta alimentazione
  • riduzione dello stress
  • correzione dell'assetto lipidico
  • moderazione nel consumo di alcol
  • sospensione dell'abitudine al fumo

Inoltre, l'attività fisica risulta un fattore di salute indipendente, il che significa che da sola è in grado di far diminuire il rischio di mortalità per qualsiasi malattia e per qualsiasi fattore di rischio. Pertanto, un iperteso praticante attività fisica ha una probabilità di morire nell'anno in corso significativamente più bassa rispetto ad un non praticante.

Il ruolo dell'attività fisica nel controllo dell'ipertensione è determinante ma non deve in alcun modo sostituire la terapia farmacologica quando in atto, anche se può molto spesso suggerire al curante una revisione del dosaggio dei farmaci.

Un esercizio fisico aerobico significativamente lungo (almeno 40 minuti) e compiuto con regolarità è in grado di ridurre i livelli di pressione a riposo in maniera significativa (mediamente di circa 8-10mmHg, sia la massima che la minima) e dopo l'esercizio tale livello pressorio così ottenuto viene mantenuto per circa 12 ore.

 

I risultati registrati

A conforto dei benefici descritti appaiono i dati più recenti che evidenziano che negli ultimi 10 anni la pressione media della popolazione italiana è diminuita mediamente di circa 3 mmHG grazie alle azioni di prevenzione primaria e secondaria intraprese. 

In termini di previsione di possibile futuro sviluppo di malattie cardio-cerebrovascolari ciò corrisponde ad una riduzione del 23% degli ictus attesi (40.000 in meno) e del 17% di infarti al miocardio attesi (60.000 in meno) per anno.

Anche la possibile contemporanea perdita di peso risulta altrettanto importante; infatti, ogni kg perso comporta una riduzione di 1 mmHg, sia della pressione massima sia di quella minima.

 

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Qualche consiglio

- non esiste uno sport ideale per l'ipertensione, si scelga quello che più piace tra ciclismo, nuoto, corsa, marcia o qualsivoglia altra disciplina aerobica

- la seduta di allenamento deve essere praticata a bassa-media intensità e non si dovrebbe superare il 70% della propria potenza aerobica massima (ossia bisogna essere in grado di parlare senza affanno)

- bisogna allenarsi almeno 3 volte alla settimana, meglio 5, almeno 40 minuti per seduta

- non serve esagerare, eventuali sedute aggiuntive non offrono alcun ulteriore beneficio in termini di effetto ipotensivo, ma possono essere praticate qualora lo si desideri

- chi volesse praticare attività in palestra dovrebbe farlo in maniera strutturata, possibilmente aiutato da personale specializzato e comunque cercando di evitare esercizi che richiedano l'impiego di potenza muscolare massimale

- si può cominciare anche a 80 anni

 

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Fonti: midiaonline.it


6 marzo 2017


Approfondimento Fitness Salute


Dirigente Medico Medicina dello Sport

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