Centenari di Sardegna e Okinawa: che cosa hanno in comune

Due delle comunità mondiali in cui i centenari sono più numerosi: quali sono le caratteristiche in comune?

In Sardegna e a Okinawa i centenari sono tanto numerosi da aver sollecitato da tempo l’attenzione dei ricercatori. La provincia di Nuoro e l’arcipelago nipponico condividono l’appellativo di Blue Zone, cioè le aree del mondo in cui si vive più a lungo e, quel che più conta, in salute. Poche altre zone condividono sul pianeta questa sorta di Bollino Blu: Loma Linda (New Mexico), Ikaria (isola dell’Egeo), Nicoya (Costarica).

Maurizio Fadda, S.C. Dietetica e Nutrizione clinica, Città della salute e della Scienza di Torino, precisa: «In Sardegna e a Okinawa i centenari sono, rispettivamente, 22 ogni 100mila abitanti e ben 50 ogni 100mila. La gran parte di loro gode di salute invidiabile, rapportata ovviamente all’età. È evidente che un risultato così simile, rilevato a migliaia di chilometri di distanza, deve dipendere da una molteplicità di fattori, da analizzare con attenzione».

Invitato a parlare dei centenari di Sardegna e Okinawa durante NutriMi (appuntamento annuale milanese tra esperti italiani e internazionali di nutrizione), Fadda elenca le abitudini salienti delle due aree: «Nella zona di Nuoro è attiva la pastorizia. La dieta dei pastori si basa su carni non bovine e su prodotti lattiero-caseari, mentre i carboidrati sono limitati. I formaggi sono prevalentemente da latte caprino, le cui proprietà mantengono in salute il microbiota intestinale e contribuiscono a tenere sotto controllo sia la leptina (ormone che, insieme alla grelina, controlla fame e sazietà) sia fattori pro-infiammatori come l’interleuchina-6».

«Nei formaggi della zona» aggiunge Fadda «troviamo inoltre bassi livelli di caseina (come nel latte umano), alta concentrazione di acidi grassi a catena corta e media (propionico e  butirrico), alta concentrazione del probiotico Lactobacillum plantarum. Anche il pane tipico Carasau (noto anche come “carta da musica”) è ricco di Lattobacilli. Una lancia va spezzata infine in favore del vino della zona: il Cannonau, in cui la concentrazione di polifenoli antiossidanti (antocianosidi soprattutto) è molto elevata».

A Okinawa, invece, l’alimentazione è «prevalentemente vegetale, con poco pesce e molto tofu, molta curcuma (la curcumina è una delle molecole che più stanno stimolando la ricerca nutrizionale) e una patata dolce della zona, ricca di polifenoli. Riso brillato e pane bianco hanno raggiunto l’arcipelago soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale» spiega Fadda. Che cosa accomuna allora Sardegna e Okinawa e i loro centenari? «Frugalità, attività fisica costante di bassa intensità, rapporti sociali intensi e quotidiani» afferma Fadda. «I pastori sono in movimento tutti i giorni, ma il loro non è un esercizio strenuo. A Okinawa si praticano arti marziali (qui è nato il karate), si va a pesca e si nuota. Frugalità significa mangiare il giusto senza eccedere: gli abitanti di Okinawa si aiutano lasciando le pietanze su un tavolo distante da quello attorno al quale si consuma il pasto, così da obbligare le persone ad alzarsi per servirsi».

Ultimi, ma non per importanza, i rapporti sociali: «Nelle Blue Zones sono molto stretti anche i legami all’interno della comunità, senza dimenticare che anche la semplice condivisione del pasto, tipica della convivialità mediterranea, è stata ormai inserita in tutte le Piramidi Alimentari, a cominciare com’è ovvio da quella mediterranea».

19 luglio 2016


Alimentazione Approfondimento Salute

Giornalista professionista


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