Cervello e intestino i legami stretti tra organi

L’intestino è stato definito un “secondo cervello”: nuove conferme del legame tra salute del cervello e intestino

I legami tra cervello e intestino sono noti e sono talmente stretti che l’intestino è ormai stato definito “secondo cervello”. Le ricerche più recenti aggiungono nuovi tasselli al dialogo sul doppio binario che corre tra cervello e intestino. Qui corrono i segnali che influiscono sullo stato di salute di entrambi gli organi, che si focalizzano su quattro condizioni: disturbi d’ansia e depressione da un lato, dispepsia funzionale e sindrome del colon irritabile dall’altro.

Nel 2012 un gruppo di studio australiano aveva pubblicato su Gut (2012 Sep;61(9):1284-90) i dati su 1002 soggetti seguiti per ben di 12 anni. In quest’arco di tempo, piuttosto consistente, i ricercatori avevano messo in luce quanto fosse articolato il legame tra cervello e intestino. La dimostrazione più interessante riguardava i soggetti che, nel corso del monitoraggio, avevano mostrato crescenti livelli di ansia: questo sottogruppo, al termine dei 12 anni, aveva sviluppato nel tempo anche disturbi gastrointestinali funzionali, assenti all’avvio dello studio.

Sul binario parallelo, che sale dall’intestino al cervello, al termine dei 12 anni di studio si è visto che chi aveva sviluppato nel tempo disturbi funzionali gastrointestinali aveva successivamente aperto le porte anche all’ansia, o alla depressione.

Questo nuovo studio sui legami tra salute del cervello e dell’intestino, condotto dallo stesso gruppo di ricercatori dello studio precedente e pubblicato su Alimentary Pharmacology and Therapeutics (2016; 44: 592–600) chiarisce che, nei due terzi dei pazienti, sono i disturbi gastrointestinali funzionali a manifestarsi per primi e a indurre disturbi ansioso-depressivi, mentre solo in un terzo dei casi i segnali negativi partono dal cervello e, nel tempo, alterano il benessere intestinale. Secondo dato: le ricadute negative dall’intestino al cervello si sviluppano piuttosto rapidamente, nell’arco di un anno circa.

Terzo dato: le infezioni intestinali non vanno trascurate, perché hanno un ruolo preciso nel modulare il traffico di segnali tra cervello e intestino. «Un terzo dei soggetti che viene colpito da una gastroenterite batterica finisce per sviluppare una sindrome dell’intestino irritabile: questa cronicizza in una percentuale appena inferiore» precisano gli Autori. «Non solo. Abbiamo anche dimostrato che la causa di alcune forme di colon irritabile con diarrea è un’infezione cronica, indotta da spirocheti, batteri piuttosto aggressivi. A questo punto, abbiamo dimostrato che l’intestino stressato comunica la sua sofferenza al cervello rilasciando molecole pro-infiammatorie, le citochine che, nel tempo, scatenano ansia e depressione».

A questo punto, entra in gioco il microbiota che, com’è noto, ha un ruolo insostituibile per mantenere la salute e il benessere dell’intestino e, con effetto domino, di tutto l’organismo. «Oggi abbiamo più armi dare una svolta positiva alla salute intestinale» concludono gli autori. «Mantenere sano e attivo il microbiota “spegne” l’intestino irritabile: ecco come i segnali in partenza dall’intestino perdono l’aggressività stressogena, che non raggiunge il cervello e non scatena ansia e depressione».

Fonti: Gut (2012 Sep;61(9):1284-90) Alimentary Pharmacology and Therapeutics (2016; 44: 592–600)

19 settembre 2016


Approfondimento Benessere Salute

Giornalista professionista


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