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Comprendere i significati del pianto del lattante

Il pianto del lattante è la prima forma di comunicazione: esprime voglia di contatto, ma anche piccoli disagi o una reale sofferenza

Il pianto del lattante inizia con il primo vagito che è sintomo di vita e vitalità: è infatti segnale di buona funzionalità dell’apparato respiratorio e neurologico. Il pianto in questo caso evoca quindi solo gioia e tenerezza nei genitori.

Tuttavia, successivamente il pianto del lattante induce invece soprattutto ansia e allarme: quasi ci si dimentica che tale lamento è l’unico modo che ha un bambino così piccolo per richiamare l’attenzione della sua mamma e del suo papà.

Per non divenire subito preda di preoccupazioni eccessive, bisogna quindi imparare a comprendere quando con tale pianto il lattante vuole esprimere un disagio o addirittura un dolore e quando invece è un semplice sintomo di fame o stanchezza o addirittura, una semplice voglia di affetto e tenerezza.

 

pianto del lattante

 

Vediamo innanzi tutto ciò che è assolutamente normale:

  • Il bambino piange poco:

ciò è normale per la maggior parte dei neonati durante le prime 2 settimane di vita, dedicate soprattutto a placidi sonnellini e lauti pasti.

  • Il bambino inizia a piangere frequentemente:

tra la 2^ e la 6^ settimana il bambino piange quotidianamente in media di 2-3 ore al giorno (circa 10 episodi al giorno, con pianto combinato ad agitazione).

  • Il bambino finalmente piange meno:

crescendo il bambino riduce la frequenza dei suoi pianti e inizia a elaborare forme di comunicazione più “tranquille” alla 12^ settimana di età è normale che il bambino dedichi al pianto circa 1 ora al giorno.

 

pianto del lattante

 

Quando preoccuparsi

Il pianto di dolore ha solitamente una frequenza e un’intensità maggiore a quelle del pianto per fame. Può raggiungere una intensità elevatissima per l’orecchio umano, tale da risultare quasi insopportabile, come ben sanno tutti i genitori.

È stato infatti calcolato che può raggiungere gli 80-90 decibel (intensità calcolata a circa 30 centimetri dalla bocca del bambino), equivalente al potente sferragliare di un camion sino al prolungato trillo di un fischietto.

Tuttavia, soprattutto se il pianto è trascurato, anche delle semplici urla per fame, possono risultare acusticamente simili alle grida di dolore.

Per verificare se è vero dolore:
Il pianto di dolore non viene acquietato con la proposta della poppata (come avviene per il lamento per fame) e si accompagna a smorfie facciali, estensione delle gambe e spesso a flatulenze.

Infatti, il dolore più comune del bambino consiste in piccole coliche, assolutamente normali nelle prime 12 settimane del bambino. Con il tempo, spariranno da sole, senza alcuna conseguenza per il bambino.

Per ogni dubbio, rimane comunque sempre valido il consiglio di parlarne con il pediatra. Lui saprà offrire ulteriori chiarimenti su quando preoccuparsi (raramente) e quando rimanere semplicemente tranquilli a coccolare il piccino (spesso).

 

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Fonti: Marcdante K, Kliegman RM, Jenson HB, Behrman RE. Nelson. Manuale di pediatria. Edra ed. 2015.
St James-Roberts I. Persistent infant crying. Arch Dis Child 1991;66:653-5.
Hiscock H. The crying baby. Aust Fam Physician 2006;35:680-4.
Kenny P. Excessive crying in infants in the first months of life: review. Arch Argent Pediatr 2016;114:368-74.


23 febbraio 2017


Approfondimento Benessere


Medico di base - Pneumologo

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