Dolore addominale non spiegabile? Può essere colpa del pesce crudo

Il parassita Anisakis spp responsabile di dolori, nausee, vomiti e febbre: come prevenire e come riconoscere i sintomi

Dolore addominale da pesce crudo o poco cotto: un’emergenza molto nota in Giappone, dove il consumo di pesce crudo per sé o come sushi/maki e di pesce poco cotto (o in salamoia) fa parte della tradizione culinaria, ma che si sta affacciando sempre di più anche nei paesi occidentali, entusiasti di fronte alle proposte classiche della tavola del Sol Levante.

I medici dei Pronto Soccorso, infatti, segnalano la necessità di chiedere sempre, al paziente con dolori addominali tanto incontrollabili da far ipotizzare addirittura un intervento d’urgenza, se è un consumatore abituale di sushi/maki o di pesce poco cotto/crudo, oppure se ne ha consumato di recente.

La causa

Il dolore addominale da pesce crudo, o poco cotto, infatti, è causato da un parassita, Anisakis spp, che alberga, senza dare problemi, nell’intestino di quasi tutti i pesci di corrente consumo nel mondo. È invece fortemente infettivo per l’uomo, in cui provoca sintomi violenti:

  • dolore incontrollabile all’area dello stomaco,
  • vomito,
  • nausea,
  • accompagnati da febbre che segnala l’infiammazione in atto.

Se questa violenta crisi addominale segue di qualche ora (o di qualche giorno) a una bella cena con pesce crudo, è indispensabile andare subito al pronto soccorso e segnalare immediatamente la coincidenza al medico.

Infatti è sufficiente un’endoscopia per rilevare la presenza del parassita che, come prima area d’attacco, sceglie la parete dello stomaco. Qui aderisce e succhia nutrimento, infiammando la mucosa e provocando dolore intrattabile, nausea, vomito, accompagnate da febbre.

La causa

Il parassita può essere rimosso facilmente con uno strumento adatto e questo rapido intervento permette di risolvere rapidamente l’emergenza. Non perdere tempo è indispensabile, perché se il parassita ha attaccato l’intestino la risoluzione dell’emergenza è più complessa.

E pensare che, per difendersi dal dolore addominale da pesce crudo (o poco cotto), provocato da ingestione di Anisaki spp, sono sufficienti semplici misure, oltre a eviscerare immediatamente e lavare accuratamente il pesce: scegliere di consumarlo ben cotto (almeno a 60°C), oppure essere certi che il ristorante con un menu di pesce crudo (tartare e carpacci di tonno/spada/salmone, oppure il pesce azzurro marinato non sono esenti) utilizzi l’abbattitore, ovvero il congelatore rapido di stoccaggio del pesce fresco.

Il congelamento preventivo è l’unica misura che consente di uccidere l’Anisaki spp e le sue larve e l’indicazione è ancor più valida per il consumo casalingo. Queste sono le temperature di congelamento e i relativi tempi di stoccaggio per prevenire il dolore addominale da pesce crudo, provocato dall’Anisaki spp: 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C, 9 ore a -40° C.

Bibliografia: Carmo J, Marques S, Bispo M, et al. - Anisakiasis: a growing cause of abdominal pain! – BMJ Case Rep 2017. doi:10.1136/bcr-2016-218857

26 luglio 2017


Alimentazione Approfondimento

Giornalista professionista


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