Intolleranza al lattosio: diagnosi corretta e alimentazione adatta

Che cosa fare per una diagnosi certa e quale alimentazione deve essere scelta

Quali sono le indicazioni migliori in caso di intolleranza al lattosio rispetto a diagnosi e alimentazione?

«Proprio l’intolleranza al lattosio è il miglior esempio di come ci si dovrebbe muovere per una diagnosi certa» afferma Patrizia Restani, Dipartimento di Farmacologia e Scienze Biomediche dell’Università di Milano.

Nell’intolleranza al lattosio c’è carenza di lattasi, l’enzima che scinde lo zucchero del latte in galattosio e glucosio: il lattosio arriva perciò tale e quale nel colon.

Qui i processi di fermentazione si mettono in moto in modo tumultuoso, richiamando acqua e, con la produzione di gas in eccesso, scatenano i sintomi tipici: gonfiore, meteorismo, crampi, a volte diarrea. Ma anche nausea e rigurgiti acidi. In alcuni soggetti si manifestano anche eritema e mal di testa.

«I sintomi gastrointestinali dell’intolleranza al lattosio potrebbero far pensare anche ad un’allergia alimentare che, però, ha tutt’altra base: è infatti una reazione immunitaria anomala nei confronti delle proteine del latte».

Ecco perché ci si deve rivolgere a un medico specialista: «Mai fare affidamento a test estemporanei, suggeriti dal passaparola, o a figure professionali diverse dal medico allergologo. Si rischia di incappare in analisi non dimostrate scientificamente, che fanno perdere tempo e denaro» raccomanda Restani.

«Per distinguere un’allergia da un’intolleranza, infatti, il medico partirà dalla storia clinica della persona e della famiglia (la cosiddetta anamnesi), per poi procedere a indagini mirate. Nel caso dell’allergia, si tratta di test cutanei e di ricerca delle Immunoglobuline E (IgE) nel sangue».

Una volta esclusa un’allergia, sarà sempre il medico, se lo riterrà opportuno, a seconda della gravità dei sintomi, a decidere se approfondire l’iter per la diagnosi di intolleranza al lattosio con l’H2-Breath Test e/o il test genetico.

Queste indagini sono semplici, non invasive e molto affidabili, ma devono essere condotte da personale specializzato.

Vediamo perché: l’H2-Breath Test misura quanto idrogeno (H2) viene prodotto in più rispetto al normale, in seguito ad assunzione di una dose stablita di lattosio (20-50 g). Si devono fare più prelievi (almeno 6) di espirato prima e dopo aver ingerito il lattosio, intervallati da 30 minuti: occorrono quindi almeno tre ore.

Inoltre, l’H2-Breath Test per la diagnosi di intolleranza al lattosio necessita di preparazione: 30 giorni senza assumere antibiotici e, nei 15 giorni precedenti, niente fermenti lattici o lassativi. La sera precedente solo riso bollito non condito e carne, o pesce, ai ferri con poco olio crudo, niente pane, acqua non gassata. All’esame si deve arrivare con un digiuno di 12 ore.

È evidente che per un bambino è un iter po’ troppo impegnativo. Si può però ovviare con il test genetico che prevede il solo passaggio di un tamponcino all’interno della guancia.

Nell’intolleranza al lattosio, l’alimentazione deve essere seguita con attenzione e con la guida del medico, che potrà stilare una lista degli alimenti solitamente tollerati:

- Latte e latticini: in commercio si trovano latti delattosati, sia freschi, sia UHT (a lunga conservazione), in cui il lattosio è presente in percentuali minime, dallo 0,1 allo 0,01%.

- Lo yogurt è di per sé un alimento delattosato, perché il lattosio viene usato dai fermenti per riprodursi.

- Anche i formaggi stagionati sono delattosati, proprio perché la stagionatura è un processo fermentativo basato sull’utilizzo del lattosio. Ecco perché, nell’intolleranza al lattosio, l’alimentazione può includere formaggi come Parmigiano reggiano- Grana Padano-Emmenthal-Groviera.

Ovvia attenzione, nei casi di intolleranza severa, va invece fatta a farmaci, integratori e prodotti confezionati che potrebbero contenere lattosio (leggere sempre l’etichetta).

Per tutti coloro che soffrono di intolleranza al lattosio, l’alimentazione deve privilegiare i cibi ad alto contenuto di calcio, oltre a latte e latticini delattosati: spinaci, radicchio, indivia, cavoli, broccoli, carciofi, fagioli, mandorle, nocciole, semi di sesamo hanno un buon contenuto di calcio.

Chi invece opta per il latte di soia, si accerti che sia fortificato con calcio: lo stesso vale per i succhi di frutta.

17 febbraio 2017


Alimentazione Approfondimento

Giornalista professionista


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