L'apporto proteico per la riduzione della prevalenza della fragilità

La ricerca sugli apporti proteici rispetto agli apporti calorici: ecco i risultati

Secondo gli ultimi dati raccolti in tre città francesi, un apporto proteico elevato è associato a una minore prevalenza della fragilità nei soggetti anziani che vivono al domicilio, indipendentemente dall’apporto calorico.

La fragilità è definita come uno stato di vulnerabilità che predispone i soggetti anziani ad un rischio più elevato di ospedalizzazione, di disabilità e di decesso.

Esistono cinque criteri che permettono di diagnosticarla:

  • Perdita di peso involontaria > 3Kg nell’ultimo anno
  • Deperimento fisico
  • Velocità di cammino ridotta
  • Riduzione della forza muscolare
  • Attività fisica molto scarsa

I pazienti vengono considerati fragili quando presentano almeno tre dei precedenti criteri.

Molti studi hanno dimostrato che l’apporto di proteine può essere associato a tre di questi criteri – perdita di peso, debolezza muscolare e lentezza del cammino, ma in una visione più generale si può ricollegare alla fragilità nel suo complesso.

Alcuni ricercatori francesi (Bordeaux/Clermont-Ferrand) hanno quindi voluto indagare se un aumento degli apporti proteici e calorici nei soggetti anziani può essere protettivo nei confronti della fragilità.

Per questo motivo, i ricercatori hanno assunto come valore soglia minimo per l’apporto proteico 1g/Kg/die e per l’apporto calorico 30g/Kg/die ed hanno analizzato i dati della coorte Bordelaise des Trois Cités (1345 soggetti ambo i sessi con una età media di 74 anni).

Per ognuno dei 1345 soggetti, era stata effettuata con l’aiuto di un dietista una anamnesi alimentare, che aveva permesso di stimare i loro apporti proteici e calorici quotidiani e valutare la loro fragilità.

Un apporto proteico più elevato si associa ad una riduzione del 58% del rischio di fragilità

La fragilità colpisce il 4,1% dei soggetti della coorte (55 soggetti su 1345).

Solo il 36,4% di queste persone consuma più di 1g di proteine/Kg/die contro il 58,6% dei soggetti non-fragili. L’origine delle proteine consumate (animali o vegetali) non è associato al rischio di fragilità.

Anche prendendo in considerazione gli apporti energetici, quelli dei soggetti fragili risultano in media più bassi a quelli dei non-fragili. Tuttavia, è da sottolineare come in entrambi i gruppi meno di un terzo dei soggetti assume 30 kcal/kg/die. Da ciò è quindi possibile osservare che non vi è una associazione significativa tra l’apporto calorico e la sindrome dell’anziano fragile.

Esaminando uno per uno ogni criterio della fragilità, i ricercatori hanno notato una associazione tra un apporto proteico elevato e una minore prevalenza di ciascuno dei 5 criteri.

Un apporto proteico più elevato si associa ad una riduzione del 58% del rischio di fragilità

Le conclusioni

In seguito a queste valutazioni, le conclusioni sono che gli apporti proteici superiori a 1g/kg/die si possono associare ad una minore prevalenza della fragilità (-58%), indipendentemente dagli apporti calorici.

E’ quindi importante valutare come gli 0,8g/kg/die di proteine attualmente raccomandati per i soggetti anziani, possono non essere sufficienti per minimizzare le conseguenze dell’invecchiamento.

Il suggerimento è quindi quello di rivedere le raccomandazioni nutrizionali al fine di incrementare l’apporto proteico a 1g/kg/die, basandosi anche su studi antecedenti, in cui sono stati evidenziate delle associazioni tra un apporto proteico superiore a 1g/kg/die e la prevenzione di molti criteri della sindrome dell’anziano fragile (perdita di peso, velocità di cammino…).

Fonti: B. Rahi et coll. Higher Protein but Not Energy Intake Is Associated With a Lower Prevalence of Frailty Among Community-Dwelling Older Adults in the French Three-City Cohort. J Am Med Dir Assoc, juillet 2016, tradotto da Nutrisens Francia - Alberto Bozzolan

01 febbraio 2017


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