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L'arte del decluttering

Troppi oggetti ingombranti in giro ma liberare la casa non è così semplice. Chiediamo aiuto all'arte del decluttering

In inglese “clutter” significa “ingombro”. L’arte del decluttering, quindi, persegue la “liberazione dagli ingombri”, di tutti gli oggetti che si accumulano in casa, soffitta o cantina. E di cui possiamo fare benissimo a meno. I vantaggi sono evidenti.

Sul piano pratico possiamo riorganizzare meglio gli spazi e, ad esempio, trovare con più facilità le chiavi di casa, dell’automobile o il documento indispensabile, solitamente disperso tra tonnellate di carta.

Nello stesso tempo, come insegnano i “maestri del decluttering”, il saper buttare ciò che non serve si ripercuote sui nostri atteggiamenti mentali. Spesso, infatti, gli oggetti sono anche caricati di valori, di ricordi, di coordinate affettive. Conservano le nostre progettualità, l’impronta delle nostre necessità e speranze che, però, a lungo andare, possono rivelarsi obsolete o addirittura d’ingombro per l’evoluzione personale e nel far fronte alle nuove esigenze della vita.

L’arte del decluttering, in altre parole, viene anche vista come un esercizio di liberazione dai condizionamenti del passato, dal superfluo, una pratica per guardarsi dentro e rimettere a fuoco gli obiettivi: che cosa ci serve veramente? Ha senso portare sulle spalle il peso di tante esperienze e di legami che per noi hanno perso significato?

 

arte del decluttering

 

Gli esperti scendono in campo

Non c’è dubbio che l’arte del decluttering abbia conosciuto negli ultimi anni un grande riscontro di pubblico in seguito alla pubblicazione del best-seller “The life-changing magic of tidying up: The Japanese art of decluttering and organizing”, dell’autrice giapponese e “cleaning consultant” Marie Kondo.

Un’altra personalità importante in quest’ambito è il “clutter organizer” australiano Peter Walsh, molto attivo sui media americani: offre corsi e seminari sull’arte del decluttering e dell’organizzazione degli spazi.

Tanti piccoli trucchi come il seguente: bisogna fare spazio in cucina, ma non sappiamo quali utensili servono veramente. Bene, secondo Walsh, svuotiamo i cassetti e riponiamo gli utensili in appositi contenitori.

Quando usiamo un utensile, lo riponiamo nel suo solito cassetto. Dopo quattro mesi, tutto quello che è rimasto nel contenitore va considerato un “ingombro”. Se è di valore possiamo sempre donarlo in beneficenza.

Ricordiamo, poi, che anche in Italia questo tipo di attività viene insegnata da alcuni esperti. 

 

tecniche decluttering


Le regole cui attenersi

L’arte del decluttering viene interpretata in vari modi, e anche i metodi sono diversi. Ma vediamo meglio alcune regole spesso citate.

 

  1. Non strafare

All’inizio meglio dedicare a quest’attività un quarto d’ora giorno, ad un orario prefissato. Se vogliamo fare tutto e subito l’impresa apparirà al di sopra delle nostre capacità. E lasceremo perdere.

 

  1.  Metodo

Una stanza per volta, non saltelliamo da una stanza all’altra. Prima, ad esempio, la cucina, poi il soggiorno.

 

  1. Coinvolgere gli altri

Non facciamo tutto da soli. L’arte del decluttering può essere una piacevole attività di gruppo, insieme alla famiglia. Anche per evitare le occhiatacce dopo aver buttato un oggetto che noi ritenevamo inutile… ma non nostra moglie (o marito).

 

  1. Procedere razionalmente

Ci serviamo di diversi scatoloni. Quello dove riporre le cose sicuramente da buttare e quello per gli oggetti da tenere. Ma serve anche almeno uno scatolone per i “casi dubbi”. Anzi meglio più scatoloni: uno per le cose che andrebbero sgombrate ma ci dispiace farlo (decideremo poi se è il caso di regalarle) e uno per gli oggetti fuori posto: non sono da buttare ma da collocare in un altro ambiente.

 

  1. Soffitta e cantina non sono un alibi

Spesso, nel dubbio, gli oggetti finiscono in cantina o soffitta che, ben presto, saranno invase da un’orda di oggettistica inutile. Non vale.

 

  1. Medicinali e cosmetici

Iniziamo a guardare la data di scadenza. Ci sorprenderà constatare la quantità di prodotti ormai utilizzabili che si annidavano nei cassetti.

 

  1.  Fissare i nostri obiettivi di vita

Come ricorda Peter Walsh, l’arte del decluttering richiede in primo luogo un esame di coscienza. Che stile di vita vorremmo? Qual è il nostro concetto di “casa”? Ovviamente, molto dipende dalle necessità.

Se lavoriamo in casa faremo delle scelte di un certo tipo, diverse da quelle che intraprenderemmo nel caso in cui avessimo tre figli e ci recassimo tutti i giorni al lavoro in un ufficio. Se lavoriamo in casa e abbiamo anche tre figli le decisioni saranno ancora diverse: ci organizzeremo riservando spazi organizzati per lavorare e allevare i bambini. 

 

  1. Pratica regolare

Dopo aver “decluterizzato” l’ambiente non riposiamo sugli allori. In breve, gli oggetti torneranno ad accumularsi. Dedichiamo regolarmente un po’ di tempo all’arte del decluttering. E facciamo mente locale sugli acquisti impulsivi.


Non esageriamo

Va detto, infine, che la tendenza a buttare può anche essere eccessiva. Alcuni psichiatri fanno notare che potrebbe rivelare un disturbo ossessivo-compulsivo. Liberarsi degli ingombri, sì, ma come sempre “est modus in rebus”. 

 

leggi altri articoli
 


Bibliografia
Leslie Garrett, The opposite of hoarding, The Atlantic 7 settembre 2015
Marie Kondo, The life-changing magic of tidying up: The Japanese art of decluttering and organizing, Ten Speed pr 2014
Peter Walsh, Does This Clutter Make My Butt Look Fat?, Free Press 2008

 


24 marzo 2017


Approfondimento Benessere


Giornalista professionista

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