L'insonnia si mangia il cervello

Insonnia e perdita della memoria vanno di pari passo. Un nuovo studio richiama l’attenzione sul fenomeno di “auto-cannibalismo”

La deprivazione di sonno, quella che si chiama solitamente insonnia, acquista sempre più importanza per i suoi effetti deleteri. Gli studi clinici vengono ormai pubblicati a cadenza quasi quotidiana e dicono una cosa molto semplice: la mancanza di sonno, o anche i vari disturbi del sonno, impatta su parametri del nostro benessere ma anche sulla prevenzione delle malattie legate all'invecchiamento. Esiste per esempio un legame tra insonnia e perdita della memoria.

Sinapsi mangiate dagli astrociti

All'inizio di quest'anno il gruppo di ricerca di Stefano Bellesi (Università Politecnica delle Marche) pubblica sul prestigioso Journal of Neuroscience un lavoro che porta un nuovo contributo sul tema: emerge che, se non si dorme abbastanza, alcune cellule cerebrali – gli astrociti – cominciano a mangiarsi le sinapsi, cioè le connessioni tra un neurone e l'altro. Così, il cervello non può più svolgere il suo lavoro, in particolare quando l'insonnia è cronica. Il rischio è che, a lungo andare, ciò possa aprire la strada alla demenza, in particolare Alzheimer. E' un filone di ricerca coltivato da diversi specialisti ma soprattutto riportato sui media anglosassoni. 

 

Sinapsi mangiate dagli astrociti

Rischio deficit cognitivi

Un altro esempio tra i tanti: su questo problema si spendono anche i ricercatori della Università Western Ontario, in Canada (Adrian Owen). Provano a raccogliere partecipanti online, disposti a sottoporsi a test cognitivi. Si vuole capire quanto la deprivazione di sonno colpisca le funzioni cerebrali, le cosiddette performance cognitive.

Di norma, questi ricercatori fanno test cognitivi, gli stessi utilizzati ovunque per fare diagnosi di deficit o di demenza, aggiungendo anche un imaging di risonanza. Occorreranno un po' di anni per capire meglio il legame tra insonnia e perdita della memoria ma sembra ormai assodato che, se non ci prendiamo quelle ore di sonno, emergono problemi. Magari non per il giovanotto, ma per il nonno sì.    

Rischio deficit cognitivi

Un disastro anche sul piano economico

Il tema è sempre più importante, viste le insistenti nuove acquisizioni scientifiche. Nel Regno Unito, ormai, misurano anche la perdita di produttività, cioè sterline o dollari, dovute al fatto che il lavoratore non dorme o dorme male. Secondo L'Independent il costo si situa sui 40 miliardi di sterline all'anno (due medie finanziarie italiane), solo per questo motivo: economisti e amministratori di fronte a queste cifre mostrano un certo turbamento. Forse da quelle parti – dove si parla in lingua inglese – si dorme particolarmente male o è un problema anche nostro? Probabilmente sì.

 

Quindi che facciamo?

In prima battuta, anche per evitare i rischi dell’associazione insonnia e perdita della memoria, seguiamo le norme della medicina del sonno (o igiene del sonno). Qui nel sito dell'Associazione italiana di medicina del sonno:

http://www.sonnomed.it/regole_sonno/

Se non funziona, o non è possibile, prima di passare ai farmaci ipnotici, troviamo un medico che possa seguirci in questo percorso. Per prima cosa, però, cerchiamo di controllare lo stress cui siamo sottoposti. 

BIBLIOGRAFIA

Bellesi M et al. Sleep Loss Promotes Astrocytic Phagocytosis and Microglial Activation in Mouse Cerebral Cortex. The Journal of Neuroscience, May 24, 2017, 37(21):5263–5273

Coghlan A. The brain starts to eat itself after chronic sleep deprivation. New Scientist 23 maggio 2017

Hosie R. How slow deprivation affect your brain, The Independent, 27 giugno 2017

Walsh F. How lack of sleep affects the brain. BBC news, 26 giugno 2017

22 novembre 2017


Approfondimento Benessere Disturbi del sonno

Medico di base - Pneumologo


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