Meno fumo se i pacchetti diventano standard

L’uniformità delle confezioni riduce le vendite soprattutto tra i più giovani

Meno fumo grazie a pacchetti standard. Una misura inedita che, messa alla prova, sembra davvero funzionare soprattutto tra i più giovani, meno stimolati all’acquisto di sigarette di fronte a confezioni quasi anonime, in cui spiccano soltanto i messaggi di allerta sui rischi per la salute.

È questo il risultato di una revisione Cochrane (il maggior organismo mondiale indipendente di valutazione delle ricerche scientifiche) di 51 studi, coordinata da un team composito, tra Gran Bretagna e Canada.

Tra le cause di morte prevenibili, il fumo di tabacco resta la principale in tutto il globo. Se divieti e sanzioni hanno ridotto in modo sostanziale i rischi legati soprattutto al fumo passivo, molto resta da fare per evitare che il fumo faccia nuovi adepti. L’abitudine al fumo già acquisita è infatti più difficile da eradicare ed è quindi indispensabile non lesinare sugli interventi per dissuadere dall’iniziare a fumare.

Uno dei metodi che sembra destinato a ottenere un buon successo è proprio la vendita di sigarette in pacchetti praticamente anonimi e standardizzati. E' stata infatti una delle indicazioni emerse dalle linee guida della World Health Organisation Framework Convention on Tobacco Control (WHO FCTC).

La misura è stata adottata dall’Australia già nel 2012, con l’introduzione sul mercato di pacchetti standard, in cui lo spazio prevalente è lasciato ai messaggi di salute, corroborati da immagini chiare sui danni del fumo di tabacco, mentre i brand dei produttori sono del tutto marginali, con caratteri e colori pacati, uguali per tutti.

Il bilancio

Oggi è venuto il tempo dei primi bilanci. Secondo questa analisi Cochrane, la misura sta pagando, grazie alla semplice riduzione dell’attrattività della confezione: un pacchetto meno accattivante, privo di colori e di logo evidente, perderebbe terreno proprio tra i più giovani, tra i quali l’abitudine al fumo viene adottata per sfida o, peggio, per adeguarsi al comportamento errato degli adulti.

Ann McNeill, del Centre for Tobacco and Alcohol Studies britannico (King’s College di Londra), autore principale della review, commenta: «Stiamo facendo in modo che sempre più paesi aderiscano a questa misura, perchè i dati raccolti finora, per quanto limitati, confermano l’efficacia di questa proposta proprio nella fascia più vulnerabile, i giovani. Non mancano indicazioni incoraggianti anche tra chi è fumatore da anni, ma avverte la necessità di smettere».

Bibliografia:McNeill A, Gravely S, Hitchman SC, Bauld L, Hammond D, Hartmann-Boyce J. Tobacco packaging design for reducing tobacco use. Cochrane Database of Systematic Reviews 2017, Issue 4. Art. No: CD011244. DOI:10.1002/14651858.CD011244.

28 giugno 2017


Approfondimento Salute

Giornalista professionista


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