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Meno sale nei pasti quotidiani, meno risvegli notturni

Ridurre la quantità di sale permette un riposo più tranquillo, diminuendo il numero di risvegli notturni per andare in bagno

Ridurre la sapidità dei pasti permette, dopo i 60 anni, di dormire sonni più tranquilli, limitando gli stimoli a urinare. Meno sale, meno risvegli notturni dai 60 anni in poi: questa l’indicazione che emerge dalla ricerca presentata a Londra, durante il Congresso della Società Europea di Urologia.

Che una maggiore attenzione al sale aggiunto ai piatti potesse dare sonni più sereni, soprattutto con l’avanzare dell’età, era intuibile. Ma i ricercatori dell’Università nipponica di Nagasaki hanno voluto quantificare il rapporto virtuoso tra cibi meno sapidi di sale consumati durante il giorno e riduzione sia della frequenza dei risvegli notturni, sia del volume di urina emesso nella notte.

Ecco che, per verificare se, tra sale e risvegli notturni dopo i 60 anni, ci sia un rapporto così diretto, il gruppo di Matsuo Tomohiro ha coinvolto 321 tra uomini e donne, con un’età media di 64,3 anni, che avevano dichiarato di assumere più di 8,0 g/die di sale se uomini e oltre 7,0 g/die di sale se donne. Tutti sono stati coinvolti perché lamentavano nicturia (alta frequenza notturna di risvegli per urinare). Tutti i partecipanti sono stati seguiti per 12 settimane, con un programma personalizzato volto alla riduzione dell’apporto di sale nell’arco della giornata e misurando volume dell’urina e frequenza degli stimoli notturni.

 

sale risvegli notturni

 

Al termine dello studio, il 65% dei soggetti era riuscito a ridurre l’apporto di sale quotidiano, da una media di 10,7 g/die a 8,0 g/die. In parallelo, tutti questi soggetti hanno visto ridursi il numero di risvegli notturni, da oltre 2 volte, a poco più di 1 volta. A confermare il legame tra apporto quotidiano complessivo di sale e risvegli notturni ecco la controprova: nei 98 soggetti che, a dispetto delle raccomandazioni e del supporto, hanno aumentato l’apporto di sale fino a una media di 11,0 g/die, anche la frequenza degli stimoli notturni a urinare è cresciuta, da 2 volte a notte a ben 3.

Sottolinea Tomohiro: «È la prima volta che la correlazione tra apporto di sale con l’alimentazione quotidiana e nicturia viene esaminato, ma sono convinto che studi più ampi non faranno che confermare questa associazione. La nicturia è un problema reale, soprattutto man mano che l’età avanza.

Tra l’altro, sappiamo bene che il sonno degli anziani è già più fragile e che qualunque interruzione non fa che peggiorare la qualità complessiva del riposo, ripercuotendosi sulla vita di tutti i giorni».

Lo studio ha infatti valutato anche il punteggio di QoL (Quality of Life), cioè Qualità della Vita, dimostrando che, nei soggetti in cui c’era stata una buona riduzione del sale, il punteggio della QoL era migliorato significativamente.

Il commento conclusivo di Marcus Drake, Professore di Fisiologia Urologica all’Università di Bristol (UK) focalizza proprio la novità della ricerca: «Finora, abbiamo raccomandato ai nostri pazienti afflitti da nicturia di limitare l’apporto di acqua nelle ore serali. Questa ricerca apre una prospettiva diversa, sottolineando un aspetto nuovo: l’associazione pericolosa tra quantità quotidiana di sale e risvegli notturni correlati all’aumento degli stimoli a urinare».

 

fai il test

Bibliografia: Tomohiro M, Nakamura Y, Yasuda T, et al - Effect of restricted salt intake on nocturia - Abstract. 32nd European Association of Urology conference. Mar 2017. http://eau17.uroweb.org/.

 


5 giugno 2017


Alimentazione Approfondimento


Giornalista professionista

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