Parliamone Insieme: Competenze del bambino alla nascita

Inizia la Rubrica di Approfondimento della relazione Mamma e Figlio

Un dialogo tra chi vive l'esperienza di essere genitori, portando un bagaglio di esperienze sul campo e di conoscenza acquisita, e lo psicologo che si occupa dei bambini attraverso la conoscenza teorica e la prassi nella sua professione di accompagnamento, sostegno e o cura alla crescita psicofisica dei bambini. Ecco il primo appuntamento della Rubrica di Domanda e Risposta:

 

"Notavo che il  mio bimbo che ha pochi mesi, mi guarda quando lo tengo in braccio  o mi avvicino alla culla, un po' come se mi cercasse con gli occhi per parlarmi. Oppure muove la testa, fa dei sorrisini o dei gridolini e ogni tanto gli dico 'ma cosa mi vuoi dire' e ho la sensazione che capisca e mi ascolti. Allora io gli parlo facendo le vocine, o parlando lentamente o dicendogli quanto è bravo quando fa la sua poppata o il ruttino...mi sembra di parlare anche un po' per lui. Mi chiedevo se capisce tutto questo..."

 

Sì, è proprio così: i bebè ascoltano e a loro modo parlano ai propri genitori e viceversa cercando un 'linguaggio' che il bambino possa riconoscere e a suo modo può rispondere.

I neonati fin dai primi momenti di vita hanno un'innata tendenza a ricercare l'altro e a mantenere relazioni che sono essenziali per il suo sviluppo e  la sua crescita esattamente come il cibo.

Infatti i bebè non sono impegnati solo a dormire, mangiare e piangere, ma hanno abilità insospettate.

Per esempio riconoscono da subito l'odore della mamma e sono in grado di distinguerlo: a tre giorni dalla nascita si è visto che mettendo ad un lato della testa dei tamponi impregnati dell'odore del seno della madre e  all'altro lato dei tamponi con odore di latte materno di altre donne, il bambino ha una tendenza a 'muoversi' spostando il capo, allungando il nasino verso il tampone con l'odore della mamma.

Pur non essendo in grado di mettere a fuoco, per l'immaturità del suo sistema visivo, anche il volto della mamma è riconosciuto precocemente a quella distanza che è tipica dell'allattamento. I loro sguardi si incontrano e in qualche modo 'si parlano'.

Queste abilità e competenze descritte, insieme a molte altre - per esempio il diverso tipo di pianto -  mettono in evidenza come il neonato sia attivo durante le interazioni e co-responsabile del tono affettivo della comunicazione. In parole semplici, anche il bimbo mette del suo fin dall'inizio della vita relazionale affettiva con i suoi genitori ed influenza le risposte dei genitori che a loro volta influenzano quelle del bimbo. Tutto ciò si definisce come un processo intersogettivo.

Il caregiver (cioè le figure principali di accudimento come mamma e papà) ha un ruolo fondamentale nel favorire il coinvolgimento del neonato nello scambio comunicativo, grazie alla sua capacità di sentire e riconoscere gli stati d'animo e le motivazioni  del bambino (empatia)  e offrirgli un modo per comunicarle proprio attraverso i ritmi della parole, l'intonazione, la durata, il volume della voce l'amplificazione delle emozioni attraverso le espressioni facciali.

Questo coinvolgimento permette, da un punto di vista psicologico, il processo di  sviluppo precoce del Sé del bambino attraverso alcune fasi che si sviluppano in concomitanza con l'interazione tra bimbo e caregiver.

Ecco schematizzate le fasi di sviluppo del sé:

  •  0- 4 mesi:  c'è un  Sè emergente
  • 2-6 mesi:  si parla di sé nucleare. Il bambino comincia a distinguersi fisicamente dalla madre e sa riconoscere e prevedere alcune interazioni ripetitive per esempio quando la mamma comincia a prepararsi per dargli il latte al seno o con il biberon, il bimbo sgambetta , si muove emette piccoli suoni.
  • 7 -12 mesi: si sviluppa un sé soggettivo che permette al piccolo di sperimentare una sintonizzazione affettiva nella relazione con la madre e di acquisire una completa distinzione tra sé e l’altro;
  • 15-18 mesi: un sé verbale coincidente con l’emergere di autoconsapevolezza, riflessività e capacità di gioco simbolico (fare come se..);
  • 3-4 anni: si parla di un sé narrativo (3-4 anni) che, grazie all'acquisizione del linguaggio, consente di tradurre in parole la propria esperienza, spiegare se stesso a sé e agli altri .

Quindi guardare il proprio bimbo, usare parole dette ad un ritmo rallentato o veloce, con una certa intonazione, accentuare le espressioni del proprio viso che cambiano a seconda delle emozioni che si riconoscono nel proprio bambino, è fondamentale nell'interazione con lui.

Egli risponde con i suoi modi acquisendo nel tempo sempre più strumenti finché arriverà a dire 'mamma oggi sono contento'  perché è in grado di riconoscere e parlare di Sè.

Bibliografia: Beebe, B. B., Lachmann, F. F., & Jaffe, J. (1997), Le strutture di interazione madre-bambino e le rappresentazioni presimboliche del sé e dell'oggetto, Ricerca Psicoanalitica, 1999, 1910, 1991.

Stern, D. N. (1971).  Le interazioni madre-bambino. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Stern, D. N. (1985). Il mondo interpersonale del bambino. Torino: Bollati Boringhieri.
J. Bowlby (1996) Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento. Cortina Raffaello.

J. Bowlby (2012) Cure materne e salute mentale del bambino. Giunti editore.

H. Kohut (1982) Ricerca del Sé. Bollati Boringhieri.

30 marzo 2017


Approfondimento Psicologia

Psicologa e psicoterapeuta, Responsabile Sportello Psicologico Spazio Agorà per Acli Milanesi


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