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Parliamone insieme: la consolazione al pianto del bimbo

Prendere in braccio il bambino quando piange è giusto o è un vizio?

Capire il significato del pianto del bambino e saper reagire correttamente non sempre è facile. Possono sorgere dubbi a cui non si è in grado di dare risposta. Per questo, oggi concrentriamo la Rubrica Domanda e Risposta sul tema:

 

«Quando il mio bambino (che oggi ha 10 mesi) piange tendo a prenderlo in braccio, perché penso che ci sia qualcosa che lo disturba ed effettivamente la maggior parte delle volte si quieta e smette. Spesso le amiche o le nonne mi dicono che così lo vizio, che 'deve imparare a stare anche un po' giù dale braccia'. Tante volte non so cosa fare e 'chi' ascoltare: il mio bambino o i consigli...»

 

Risposta: Il tenere tra le braccia il bambino, quando piange oppure non è tranquillo, ha un ruolo fondamentale nello sviluppo psicofisico del bambino al pari dell'essere nutrito. Ma cerchiamo di approfondire.

Per il periodo precedente la comparsa del linguaggio il bambino dipende completamente dalle cure materne, che si fondano sulla capacità della mamma di preoccuparsi per il bambino e cioè di identificarsi con lui, riconoscere i suoi bisogni e soddisfarli.

Winnicott, pediatra e psicanalista, chiama questa capacità della mamma 'preoccupazione materna primaria' che si fonda sulla sua sensibilità ed empatia.

Di conseguenza quando il bimbo piange, la mamma attraverso la sua empatia e capacità di identificazione riconosce i bisogni del bambino, i suoi stati di malessere o benessere, dà loro un significato e decide di intervenire oppure di non agire e di fatto sceglie cosa fare: prendere in braccio, accarezzare, sussurare delle parole.

 

Cosa trasmette la mamma

Quando la mamma prende il bambino in braccio, lo tiene tra le braccia in un certo modo: gli sostiene e orienta il suo volto rispetto al proprio, esercita una certa pressione sul corpo del bimbo, regolando la distanza. Non sempre lo prende in braccio in ugual modo, dipende spesso da ciò che ha sentito 'guardando, ascoltando' il suo bambino.

Tenendo tra le braccia il suo bambino, crea uno spazio fisico e contemporaneamente uno spazio psichico in cui il bambino è accolto, sostenuto e riconosciuto. Questo permette al bimbo di 'far fronte' a ciò che sta sentendo, e simultaneamente di sentire che esiste e progressivamente di comunciare a differenziare tra sé e la mamma (dopo i 6 mesi). Winnocott chiama questa funzioni materne primaria holding (sostenere).

Volendo approfondire ulteriormente, l'holding ha l'obiettivo di proteggere il bambino dagli stimoli e pressioni del mondo esterno ed anche interno che possono essere per lui eccessivi.

Per esempio il tenere in braccio e avvicinare al proprio corpo il bambino quando c'è un rumore molto forte, improvviso è una forma di protezione da uno stimolo esterno perturbante. Il perturbante è qualsiasi elemento interno od esterno che scuote il bambino, rompe il suo stato di equilibrio che in termini psichici possiamo definire 'continuità dell'esistenza', cioè percepire di esistere.

Essa è 'minacciata' dalle angosce impensabili, così definite da Winnicott, che sono quelle di andare in frammenti,  di 'cadere per sempre', di essere senza corpo, di essere senza orientamento.

L'holding, insieme alle altre funzioni facenti parte del mondo delle cure materne, ha come scopo quello di offrire un contenitore protettivo al fine di evitare al bambino un'esperienza troppo precoce di angoscia. Il bambino 'non è attrezzato' per affrontare l'angoscia, ma l'attrezzatura la creerà con una graduale acquisizione grazie alla presenza della madre e del caregiver, capace di sintonizzarsi e regolarsi tenendo conto della crescita e dello sviluppo del suo bambino.

 

L'importanza dell'holding

Quindi la prospettiva cambia: quando il bambino piccolo piange non valgono consigli a priopri, la mamma si sintonizza emotivamente con lui riconoscendogli le emozioni e prendendolo in braccio, quando sente che è necessario dare al proprio figlio un contenitore fisico e psichico alle emozioni e alle sensazioni.

L'azione della mamma (prendere in braccio, accarezzare, consolare con le parole...) sarà regolata dalla sua capacità empatica che le permetterà di vedere i cambiamenti del bambino nel tempo e di regolarsi anche in base ad essi.

In altre parole, con il tempo al tenere in braccio si affiancheranno altre modalità che fungeranno da contenitore. Ciò che rimane più costante è la capacità empatica di riconoscere le emozioni del bambino, di accoglierle e sostenerle.

Tutto ciò  non sempre riesce, ma questo non è un problema, infatti Winnicott parla di mamma sufficientemente buona, non di mamma perfetta che l'azzecca ogni volta.

Ciò che risulta rischioso per lo sviluppo e la salute psico-fisica è la costante assenza o carenza di holding e di preoccupazione materna primaria.

 

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Bibliografia: Jan Abram”Il linguaggio di Winnicott” Franco Angeli Ed,Milano,2013; Donald W. Winnicott “Sviluppo affettivo e ambiente”, Armando Ed, Roma, 1970; Donald W. Winnicott “Dalla pediatria alla psicoanalisi”, Martinelli Ed, Firenze, 1975; Donald W. Winnicott “Sulla natura umana”, Cortina Ed, Milano, 1989; A. Oliverio Ferraris  “Fondamenti di Psicologia dello Sviluppo”,Zanichelli Ed., Bologna, 2002; Donald W. Winnicott “La famiglia e lo sviluppo dell’individuo”, Armando Ed, Roma 1968

 


27 aprile 2017


Approfondimento Psicologia


Psicologa e psicoterapeuta, Responsabile Sportello Psicologico Spazio Agorà per Acli Milanesi

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