Se manca il respiro, manca l’ossigeno

L’insufficienza respiratoria corrisponde a un’insufficiente apporto di ossigeno, il carburante che fa funzionare tutto l’organismo

Il termine “insufficienza respiratoria” indica quando con la respirazione non si riesce a far arrivare abbastanza ossigeno nel sangue e quindi a tutto il corpo.


L’ossigeno è il carburante di tutto l’organismo: quando vi è una sua carenza, i vari organi (cervello, reni, fegato, muscoli ecc.) non possono funzionare al meglio. L’apparato respiratorio ha un ruolo cruciale in tutto ciò, in particolare nella porzione più periferica dei polmoni (i cosiddetti “alveoli”), dove avviene lo scambio tra sangue e aria respirata di ossigeno e anidride carbonica. In pratica, i bronchi, con le loro ramificazioni, sono le vie che vengono percorse dal flusso di aria respirata.

Queste ramificazioni (come fossero quelle di un albero) al loro termine hanno gli alveoli (come fossero le foglie del suddetto albero). Gli alveoli arrivano quasi a contatto con i capillari dove scorre il sangue, separati solo da una sottilissima parete.

A questo livello, i globuli rossi che scorrono nei capillari cedono l’anidride carbonica e si caricano di ossigeno da portare in tutto il corpo. Se c’è qualche ostacolo a livello delle ramificazioni bronchiali o degli alveoli, lo scambio diventa inefficiente, sicché nel sangue non arriva sufficiente ossigeno e aumenta invece la concentrazione di anidride carbonica.

Questo problema può instaurarsi soprattutto nelle persone che soffrono di malattie respiratorie croniche come la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva). In questo caso, l’insufficienza respiratoria: il calibro delle vie respiratorie si è infatti ristretto al punto tale da non assicurare più un adeguato passaggio di aria, adeguato per lo scambio di ossigeno e anidride carbonica.

Il disturbo può essere chiaramente diagnosticato valutando direttamente la presenza di ossigeno e anidride carbonica nel sangue arterioso, tramite un prelievo di sangue, oppure, in modo indiretto, con un semplice strumento (chiamato “saturimetro”) che si applica a un dito della mano. Quando nel sangue, oltre a diminuire l’ossigeno, aumenta l’anidride carbonica si parla di “insufficienza respiratoria globale”.

In ogni caso, il riscontro dell’insufficienza respiratoria è il segno di un grave peggioramento della patologia di base e richiede un pronto intervento e quindi un’immediata visita dal proprio medico e, soprattutto, dallo specialista nelle malattie dell’apparato respiratorio (pneumologo). Solo quest’ultimo può infatti prescrivere – se necessaria – l’ossigenoterapia, ovvero una somministrazione di ossigeno, adeguata alla eventuale carenza riscontrata.

L’ossigenoterapia consiste quindi nell’aumentare la percentuale di ossigeno nell’aria che viene respirata. In situazioni rare, il medico può richiedere anche cicli di ventilazione meccanica, una terapia che, oltre ad abbassare il livello di anidride carbonica nel sangue, fa riposare i muscoli respiratori, permettendo al paziente di recuperare energia.

Quali sono i principali segni dell’insufficienza respiratoria?

I sintomi-spia di un aumento dell’anidride carbonica sono molteplici e indicano la carenza di ossigeno; consistono nella comparsa di mal di testa persistente, sonnolenza esagerata durante il giorno, insonnia notturna, una perdita d’interesse al mondo esterno, facile irritabilità, gonfiore ai piedi, “colpi a vuoto” al cuore. Inoltre, il medico può riscontrare un classico segno sulle labbra: la cosiddetta “cianosi”, che consiste in un tipico colorito bluastro.

23 agosto 2016


Approfondimento Salute

Medico di base - Pneumologo


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