L’uso dei farmaci negli anziani

Ad una certa età fioccano le prescrizioni. L’esperto avverte: l’uso dei farmaci negli anziani richiede prima di tutto ragionevolezza

Confezioni di farmaci di tutti i tipi. Ormai è normale ad una certa età: almeno per l'ipertensione, il colesterolo alto, la fibrillazione atriale e il diabete. Sono i farmaci attualmente più venduti a causa dell'invecchiamento della popolazione.

Ma subentra una domanda. Come gestire tutti questi farmaci? Se ne è parlato in occasione del X congresso della Società italiana di terapia clinica e sperimentale (Sitecs).

Pasticci da evitare

Tema difficile quello dell'uso dei farmaci negli anziani. Anche perché gli stessi spesso si confondono nel prenderli, soprattutto quando i farmaci prescritti sono tanti. Insomma, spesso, viene fuori un pasticcio. Riportiamo il punto di vista del professor Stefano Carugo, direttore della Cardiologia e dell'Unità coronarica dell'ospedale milanese San Paolo. Insegna la Cardiologia alle nuove leve dell'università locale.

Quanto abbassare la pressione?

Anche ad una certa età è necessario proteggersi dai principali fattori di rischio cardiovascolare. «Con l'invecchiamento – spiega Carugo – aumenta la pressione arteriosa, in particolare la sistolica (la massima) mentre la diastolica (la minima) tende a diminuire. Non ci sorprendiamo se vediamo un valore di 160 di sistolica negli over-80. Praticamente è la normalità. Eppure, la sistolica è il valore che più correla con i rischi di eventi cardiovascolari (ictus, infarto, scompenso cardiaco, insufficienza renale). Domanda: dobbiamo portare la pressione a 120?».

Quanto abbassare la pressione?

Serve ragionevolezza

C'è il modo giusto nel decidere l'uso dei farmaci negli anziani, serve ragionevolezza. «Negli ultra-ottantenni portando la sistolica da 180 a 160 c'è un beneficio. Anche a 89 anni», continua Carugo.

Lo studio Hyvet mostra che è vantaggioso ridurre la pressione con i farmaci ma, spesso, basta arrivare a un valore di 150-160 mmHg di sistolica e di 90 di diastolica». Così facendo, c'è soprattutto una protezione dall'ictus. In altri casi, se il paziente è già incorso in eventi cardiovascolari o in presenza di una stenosi carotidea, la linea va valutata attentamente dal medico.

Attenzione a non ridurla troppo

«I geriatri – continua Carugo – ci dicono che la pressione va mantenuta sufficientemente alta per garantire un'adeguata perfusione cardiaca e cerebrale. Il grande problema è la sincope: se tratto troppo il paziente, rischia di cadere e si frattura. Dunque, attenzione a non esagerare con l'uso dei farmaci negli anziani nel trattare l'ipertensione». Mai scendere sotto i 60 di diastolica negli anziani.

Nel caso si riscontrino valori elevati di pressione arteriosa si deve procedere gradualmente: esagerare in prima battuta con la terapia è rischioso. Servono poi schemi semplici, chiari e dettagliati perché l'anziano fa confusione.

E i valori di colesterolemia?

Un altro capitolo relativo all'uso dei farmaci negli anziani riguarda i valori della colesterolemia. «Ha senso nel grande anziano – si chiede Carugo – portare le LDL da 120 a 70? La letteratura non è univoca al riguardo. Il target vale fino a 80 anni, oltre questa età dobbiamo ancora lavorare».

«Infatti – rileva il geriatra Renato Fellin, ora Ordinario di Medicina Clinica e Sperimentale dell'Università di Ferrara – nell'anziano è raro trovare ipercolesterolemie. Anzi, quando noi geriatri, sui pazienti in cura, vediamo una tendenza a ridursi del colesterolo ci allarmiamo. Questo riscontro riporta alla fragilità, alla disabilità. Uno dei segni generali del declino organico è proprio questo. Per cui ci attiviamo: cerchiamo di capire se c'è una neoplasia sottostante, una malattia febbrile misconosciuta o danni d'organo endocrino».

Valutare attentamente, caso per caso

«Non disponiamo di grandi dati sulla colesterolemia nel grande anziano», commenta Alberico Catapano, che oggi guida la Sitecs come in passato l'European Atherosclerosis Association.

L'uso dei farmaci negli anziani, però, va sempre considerato soprattutto in presenza di un danno vascolare esistente e considerando le condizioni del paziente, le terapie già in corso e tutti i rischi cui è esposto. «Sempre da tenere presente l'obiettivo di semplificare la vita ai nostri anziani, ogni paziente fa storia a sé», riassume Carugo. Insomma, come sempre, serve un bravo medico.

Bibliografia: X congresso della Società italiana di terapia clinica e sperimentale (Sitecs), Milano, www.sitecs.it

05 July 2017


Approfondimento Prevenzione

Giornalista professionista


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