Lo sport in gravidanza

La gravidanza non è una controindicazione all'attività fisica. Con le dovute precauzioni raccogliamo molti benefici

Cicogna in arrivo. Una domanda: lo sport in gravidanza è controindicato? Assolutamente no, anzi. Ovviamente non dobbiamo arrivare prime al traguardo e fare il record del mondo. Ma vanno bene, e apportano benefici, tutte le attività fisiche a basso impatto, come il nuoto, la bicicletta, la corsettina, l'esercizio in acqua o la camminata veloce, meglio se in mezzo alla natura e in totale relax. 

Muoversi senza strafare

Nessuna controindicazione, come dice anche il ministero della Salute. Ma occorre usare la testa, muoversi con criterio. Senza strafare. Una donna senza particolari problemi di salute può tranquillamente esercitarsi per 30-40 minuti al giorno a bassa intensità. Quando arriva l'ottavo mese diamoci una calmata e privilegiamo gli esercizi di respirazione e rilassamento. Lo sport in gravidanza è importante ma evitiamo l'aspetto competitivo, guardiamo a noi stesse.

Muoversi senza strafare

I benefici acclarati

Perché è importante continuare a muoversi anche in attesa di un bambino? Semplicemente perché fa bene alla mamma e al bambino. Vediamo in che modo:

- La prossima mamma acquisisce meno peso corporeo con tutto quello che può comportare per la sua qualità di vita. Continuare a praticare uno sport in gravidanza è una buna decisione.

- Migliora la circolazione degli arti inferiori che, a volte, devono sopportare un carico eccessivo. Vanno a traino edemi, gonfiori e fatiche poco conosciute dalle giovani donne. Creando ulteriori preoccupazioni.

- Si rinforzano i muscoli delle gambe e della schiena. Se il muscolo è efficiente diventa tutto più facile. A volte, infatti, il decadimento muscolare, causa anche problemi di sovraccarico sulle articolazioni e le ossa. Ne derivano dolori che, in questa fase della vita, non si vorrebbe proprio dover sperimentare.

- Anche durante il parto la muscolatura è importante in fase espulsiva. Se i muscoli del perineo e addominali sono efficienti tutto risulta più facile. Sempre meglio entrare in sala parto piuttosto in forma.

 

Occhio al peso corporeo

In gestazione, tutti i ginecologi controllano il peso della loro paziente. E non a caso. E' normale che si acquisiscano alcuni chili in più (c'è un bambino/a nella pancia...) ma bisogna evitare l'eccesso. Non solo perché può comportare dolori e una gravidanza faticosa ma anche perché possono derivarne complicanze di vario tipo. Ad esempio, il diabete gestazionale che sarebbe meglio evitare per non guastare la festa dell'arrivo di un cucciolo.

Occhio al peso corporeo

Quindi che cosa facciamo?

Parliamo col ginecologo. Troviamo una modalità di movimento e sport in gravidanza per non rimanere inchiodate alla poltrona. Quando si parla di attività fisica, in queste circostanze, è opportuno anche curare l'alimentazione. Esempio: se si fa sport al mattino è importante concedersi una buona prima colazione. Serve qualcosa da bruciare e che sia ben digeribile. Il fai-da-te – se non si conosce il basic – va evitato. In questo contesto bisogna sapere che nel nostro paese vengono proposti corsi ad hoc centrati sull'attività fisica per le donne in attesa. Sport in gravidanza? Assolutamente sì, ma fatto tenendo acceso il cervello.

BIBLIOGRAFIA

Alessandro Bulfoni, Humanitas San Pio X (MIlano): www.humanitas.it/

Maria Cristina Firetto, Humanitas (MIlano): www.humanitas.it/

Ministero della Salute, http://www.salute.gov.it/

 

20 novembre 2017


Approfondimento Fitness

Giornalista professionista


Quando il disturbo d'ansia diventa una malattia

Il disturbo d'ansia diventa una malattia quando trascende dall'essere una reazione a situazioni oggettivamente stressanti

Il disturbo d'ansia è normale se è una reazione a situazioni stressanti. Ma in altri casi è malattia

Il disturbo d'ansia è un'esperienza comune ed è solitamente assolutamente normale e naturale. Ciò accade quando il disturbo d'ansia non è altro che una reazione a una situazione che crea apprensione, ovvero una preoccupazione per ciò che potrà accadere in futuro.

Chiunque sperimenta un certo grado di ansia nell'imminenza di una prova da superare o all'annuncio di qualcosa che potrebbe cambiare le proprie condizioni di vita; per esempio, l'attesa dell'esito di un esame o il ricevimento di una raccomandata che potrebbe celare una multa o un atto giudiziario... In tal caso, un certo livello d'ansia è ragionevole e si parla quindi di "ansia reattiva". Solitamente questa reazione è transitoria e utile, perché mette in allarme tutte le nostre capacità di far fronte all'eventuale pericolo e adattarsi quindi a ciò che avverrà.

Talvolta però l'ansia è talmente forte da travalicare la normale reattività, divenendo persistente e scatenando paure eccessive e ossessioni. In questo caso l'ansia è negativa e invalidante perché ci "blocca", rispetto a quell'ansia positiva e normale, che ci aiuta a superare i problemi della vita.
Il disturbo d'ansia che diventa malattia può avere molte connotazioni: disturbo d'ansia da separazione, mutismo selettivo, fobie specifiche, disturbo d'ansia sociale, disturbo di panico, agorafobia (etimologicamente "paura della piazza", ossia disagio in ampi spazi aperti e ambienti non familiari) e disturbo d'ansia generalizzato.

I primi segnali

I primi segnali di una predisposizione all'ansia patologica possono comparire già durante l'infanzia, l'adolescenza e la prima età adulta. Sono inoltre più colpite le donne, con un'incidenza pressoché doppia rispetto agli uomini.
Spesso all'ansia patologica si associano altri problemi quali la depressione maggiore, l'abuso di alcol e altre sostanze e disturbi della personalità.

In ogni caso, il medico che deve riconoscere un tipo di ansia patologico non deve mai trascurare la diagnosi differenziale nei confronti di altre malattie dell'organismo delle quali l'ansia può essere un segnale. L'ansia potrebbe infatti essere un sintomo di malattie della tiroide, disturbi cardiaci e respiratori, e intossicazioni di farmaci o droghe.

Come si cura

Se il disturbo d'ansia è una malattia, come tale va curata, prima che divenga cronica. A tale riguardo si eseguono trattamenti psicologici, soprattutto del comportamento cognitivo, e trattamenti farmacologici. Tra i farmaci, sono efficaci le benzodiazepine e gli antidepressivi (quali gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e gli inibitori della serotonina-noradrenalina-serotonina), spesso usati in combinazione.

Bibliografia: Craske MG, Stein MB. Anxiety. Lancet 2017;388:3048-3059.

15 novembre 2017


Approfondimento Prevenzione Psicologia

Medico di base - Pneumologo


Lo stile di vita che protegge la fertilità

Dieta mediterranea ma anche stile di vita sano per preservare la fertilità femminile e maschile

Un corretto stile di vita ha effetti positivi su tutte le sfere della nostra salute, aiuta a prevenire diverse patologie e a mantenere una buona salute riproduttiva di uomini e donne. Vediamo in questo articolo i consigli per una coppia che pianifica o non esclude una gravidanza.

Un’alimentazione sana contribuisce al mantenimento del peso corporeo: sia una condizione di obesità che un’eccessiva magrezza sono considerate tra le cause di infertilità. Una regolare e moderata attività fisica e uno stile di vita non sedentario influenzano la composizione corporea, agendo sui fattori di rischio cardiovascolare, sono un modo per controllare il peso corporeo e garantire un buono stato di salute generale e riproduttiva.

Prima dell’inizio di una gravidanza, e durante i nove mesi, è bene prevedere una dieta varia ed equilibrata, consistente con il modello della dieta mediterranea, rispettando le frequenze di consumo dei diversi alimenti e preparando porzioni quantitativamente e qualitativamente bilanciate. 

Gli alimenti che non devono mancare a tavola sono frutta, sia fresca che secca, e verdura di stagione, ricche di fibre, aiutano a regolare la motilità e il transito intestinale; i carboidrati come la pasta, il riso, i cereali integrali; la carne, fonte di ferro e vitamina B12; il pesce, ricco di acidi grassi polinsaturi, tra cui il DHA (acido docosaesenoico), che aiutano il corretto sviluppo del sistema nervoso centrale del nascituro; le uova, fonti di proteine con alto valore biologico; i legumi, ricchi di proteine vegetali; il latte e i suoi derivati, fonti preziose di calcio e vitamina D; l’olio extravergine d’oliva, fonte di vitamina E e di acidi grassi monoinsaturi. Da limitare sono invece i dolci e tutte le bevande zuccherate; i condimenti e le preparazioni ricche in grassi; i formaggi; l’utilizzo del sale da cucina. 

Attenzione a parte va posta al ruolo di acido folico e folati nel periodo pre-concezionale. I folati sono un gruppo di composti con un ruolo fondamentale nei processi di divisione cellulare e crescita dei tessuti, il cui fabbisogno aumenta nella donna in gravidanza. Un basso livello di questi composti nella madre è un fattore di rischio per lo sviluppo di difetti del tubo neurale nel feto.

Per questo motivo, nelle donne in età fertile, si raccomanda la supplementazione di acido folico, abbinata a una dieta varia che comprenda alimenti che lo contengono, come le verdure a foglia verde (lattuga, broccoli, spinaci, asparagi…), carne in particolare le frattaglie e alcuni formaggi, entrambi però da non consumare frequentemente, legumi come fagioli e piselli, frutta secca come mandorle e noci, cereali integrali, agrumi.

Non solo l’alimentazione, ma anche lo stile di vita dovrà prevedere comportamenti sani, come l’eliminazione del fumo e degli alcolici. Entrambi sono fattori che incidono negativamente sulla fertilità, sia dell’uomo che della donna.

L’obiettivo è avere al momento del concepimento uno stato di salute generale e nutrizionale ottimale per favorire la buona crescita del feto. La coppia che decide di cercare una gravidanza può programmare attività nuove, da fare insieme, che favoriscano uno stile di vita attivo e sano, e una cucina equilibrata e allo stesso tempo gustosa.

13 novembre 2017


Alimentazione Approfondimento Salute

Biologa nutrizionista


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Un aiuto ai sintomi delle menopausa arriva dal finocchio

Il consumo di finocchio per le donne in menopausa è un grande aiuto

Diversi studi hanno evidenziato che il finocchio può aiutare le donne in menopausa a gestire in maniera efficace e senza effetti collaterali i sintomi, come le vampate, insonnia, secchezza vaginale e ansia. Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista Menopause.

Sembra infatti che il consumo di finocchio in forma di vegetale integro o come tisana due volte al giorno riesca a migliorare i sintomi della menopausa, in quanto contiene oli essenziali, fibre e fitoestrogeni (come nella soia). E’ un aiuto soprattutto per quelle donne che non tollerano la terapia ormonale sostitutiva. 

In linea generale, consumare abbondanti quantità di verdura durante la giornata, ai pasti e come snack spezza fame, si rivela molto utile. Le Vitamine e i Sali minerali contenuti nei vegetali possono contrastare diversi disturbi legati alla menopausa.

La Dr.ssa Chiara Boscaro, Biologa nutrizionista, ricorda inoltre che è molto importante integrare l’alimentazione delle donne in menopausa con alimenti ricchi in calcio, come i latticini. In questo periodo estivo è ottimale esporsi al sole per guadagnare una buona riserva di vitamina D, che assieme al calcio aiuta a contrastare l’osteoporosi, tipica del calo di estrogeni dovuto alla menopausa.

17 novembre 2017


Alimentazione Approfondimento

Biologa Nutrizionista


Attenzione ai viaggi in aereo per chi soffre di apnee notturne

I viaggi in aereo per chi soffre di apnee notturne possono richiedere la fornitura della CPAP durante il volo.

I viaggi in aereo per chi soffre di apnee notturne possono richiedere l'uso di una apparecchiatura apposita (denominata CPAP) durante il volo

Non ci sono preclusioni assolute per i viaggi in aereo per chi soffre di apnee notturne. In particolare, la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (sigla inglese OSAS), può richiedere una terapia con ventilazione meccanica a pressione positiva continua (in inglese CPAP, acronimo di Continuous Positive Airway Pressure). A tale riguardo, le raccomandazioni della British Thoracic Society indicano che i pazienti con OSAS e significativa desaturazione dell'ossigeno dovrebbero eseguire la terapia CPAP anche durante il viaggio in volo.

Ovviamente è però opportuno organizzarsi per tempo, informandosi presso l'agenzia di viaggi o la compagnia aerea stessa su tale disponibilità. In molti casi tali informazioni possono essere acquisite direttamente sul sito internet della compagnia aerea.

Va quindi specificata la richiesta di trasporto dell'apparecchiatura di CPAP e di utilizzo in aereo. A tale riguardo, potrebbe essere necessario compilare un modulo informativo e fornire una certificazione clinica da parte del proprio medico.

Ma quante e quali sono le compagnie aeree che consentono questo supporto? Nel 2003, un apposito studio ha rilevato che l'82% dei vettori a lunga distanza permettono l'uso di macchine CPAP sui voli a lunga percorrenza. Gli autori dello studio hanno inoltre rilevato che vi è un aumento del rischio di incidenti automobilistici dopo lo sbarco, se la terapia CPAP non è stata utilizzata nei voli a lunga percorrenza, soprattutto nel caso di voli notturni.

I viaggi in aereo per chi soffre di apnee notturne possono richiedere l'uso di una apparecchiatura apposita (denominata CPAP) durante il volo

Alcune delle compagnie aeree che permettono l'uso di CPAP in volo

In base alle informazioni disponibili sui propri siti web, consentono l'uso delle CPAP le seguenti compagnie:
- British Airways
- Quantas
- Air Nuova Zelanda
- Air Maritius
- Israele El Al Airline
- Northwest Airlines
- Singapore Airlines
- Giappone Airlines
- Cathay Pacific
- Air Canada
- Air Transit

Va infine considerata l'eventuale taratura dell'apparecchiatura CPAP per il volo. Va infatti considerato che l'ambiente pressurizzato del velivolo corrisponde ai valori di una quota di circa 1500-2400 metri sul livello del mare. Quindi è come essere in una località di montagna. Lo sbalzo di altitudine può in teoria modificare la pressione erogata dalla ventilazione CPAP. In realtà, i modelli più recenti di CPAP sono dotati di sistemi automatici di compensazione della pressione atmosferica che consentono un uso sicuro anche in caso di ampie variazioni di altitudine.

Alcune delle compagnie aeree che permettono l'uso di CPAP in volo

Bibliografia: Walters G, James A, Gill S, Banerjee D. Airline acceptability of CPAP: is relevant information available on airlines' websites? Prim Care Respir J 2010;19(1):87-8.

Patz DS, Swihart B, White DP. CPAP pressure requirements for obstructive sleep apnea patients at varying altitudes. Sleep 2010;33(5):715-8.

15 novembre 2017


Approfondimento Disturbi del sonno Salute

Medico di base - Pneumologo


Quando la tecnologia è un problema, 6 metodi contro il Tecnostress

Iperconnessi e logorati dall’eccesso di informazioni. Ne possono derivare problematiche di vario tipo, dall’ansia all’insonnia.

Le nuove tecnologie migliorano certamente la vita ma, a volte, possono anche peggiorarla. Soprattutto quando ci facciamo prendere la mano, fino a cadere in una sorta di dipendenza. Insomma, esiste un rischio tecnostress. Il termine è stato coniato nel 1984 dallo psicologo americano Craig Brod per definire una “moderna malattia dell’adattamento causata dall’incapacità di far fronte alle nuove tecnologie dell’informazione in modo salutare”.

 

Quel che è troppo… è troppo

Sono tanti gli italiani esposti al rischio tecnostress: secondo i dati del Politecnico di Milano e Assinform si contano ormai 7,3 milioni lavoratori digitali. Il sovraccarico di informazioni può generare stress, ansia, insonnia, stanchezza cronica, mal di testa, deficit di concentrazione, ecc.

«Inoltre – ci spiega il medico psicoterapeuta Maria Grazia Parisi – la sovraeccitazione nervosa, incrementata anche alla particolare luce emessa da questi strumenti, può essere scambiata dal cervello per una sorta di euforia da “caccia al tesoro”. L’euforia, in natura, è di solito connessa con un’azione di “predazione” che ha avuto successo e rappresenta una vera e propria ricompensa “chimica”: veniamo investiti da una valanga di endorfine, molecole euforizzanti che possono aprire la strada alla dipendenza». 

1

Time-out tecnologico

Per scongiurare il rischio tecnostress si consiglia di iniziare a spegnere il computer e andare a spasso (lasciando a casa lo smartphone). Al lavoro sensibilizziamo i colleghi e i capi sulla necessità di prendersi un break ogni tanto. L’anno scorso in Francia è stata promulgata una legge che impone alle aziende il divieto di mandare mail aziendali agli impiegati in orario extra-lavorativo.

2

Tecniche meditative e rilassamento muscolare

Prendere profondi respiri anti-stress, ma anche discipline come lo Yoga e il Tai chi possono aiutare. Altri strumenti: il rilassamento muscolare progressivo e le tecniche di attivazione corporea, così come la meditazione mindfulness (a computer spento…). 

3

Fiori di Bach

Impatiens per la sovraeccitazione nervosa; Vervain se procediamo verso la dipendenza e non riusciamo a rilassarci; Elm se ci sentiamo oppressi dal carico lavorativo digitale; Hornbeam per la stanchezza mentale; Heather se siamo spinti dal desiderio di colmare un vuoto attraverso la tecnologia.

 

4

Aiuto psicologico

Per combattere il rischio tecnostress rivolgiamoci a un professionista, psicologo o psicoterapeuta. 

5

Cognitive load management

Se ci sentiamo schiacciati dal carico di lavoro o dal continuo flusso di informazioni si può ricorrere a strategie che permettano di filtrare i contenuti per importanza cercando anche di massimizzare la loro comprensione. Al proposito Google ha rilasciato un’applicazione di posta elettronica che permette di raggruppare le mail in categorie (“Inbox”). E’ importante che anche le imprese lavorino in questo senso. 

6

Corsi specifici

Si organizzano corsi per sviscerare il rischio tecnostress e suggerire adeguate contromisure. Un corso è organizzato per esempio da Net Dipendenza onlus. 

Il rischio tecnostress si suddivide in realtà in 4 componenti.

- Techno-overload: si lavora sempre più velocemente e a lungo.

- Techno-invasion: non c’è scampo, si è sempre connessi e raggiungibili.

- Techno-complexity: sentiamo che le nostre competenze tecnologiche sono inadeguate. Siamo quindi forzati a spendere tempo per metterci alla pari ma non ci riusciamo mai.

- Techno-insecurity: ci sentiamo addirittura minacciati, pensiamo di poter essere sostituiti dalla tecnologie o da altre persone più brave di noi.

 

Sitografia: http://www.corrierecomunicazioni.it/; www.technostress.it/; Maria Grazia Parisi, www.fastreset.it

10 novembre 2017


Approfondimento Benessere

Giornalista professionista


Con l’autunno arriva anche la voglia di castagne

Benefici e proprietà di questo alimento perfetto per la stagione autunnale

Le castagne sono i classici simboli dell’autunno.  Arrostite, cotte al vapore, glassate e sottoforma di farina per creare dolci, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma come possiamo consumarle per trarne i maggiori benefici? E in quale quantità? La Dottoressa Chiara Boscaro, Biologa Nutrizionista, risponderà per noi ad alcuni quesiti.

100 grammi di castagne corrispondono a circa 10 frutti e apportano 190 kcal se arrosto, 130 kcal se bollite, 280 kcal se secche. Sono ricche di carboidrati (circa il 45%), vitamine e sali minerali. Tra i sali minerali troviamo potassio, calcio, fosforo e ferro. Mentre per le vitamine possiamo contare sulla B1, la B2 e la B9 (acido folico), quest’ultima importantissima in gravidanza, per la prevenzione della spina bifida.

Le castagne inoltre sono alimenti adatti a chi soffre di celiachia, non contenendo glutine. Si possono preparare dolci sani contenenti farina di castagna, adatti a chi è intollerante al glutine. L’abbondante presenza di fibre, inoltre, aiuta a combattere la stitichezza e a ridurre il colesterolo.

Grazie al loro apporto calorico e al contenuto di sali minerali, le castagne sono adatte a chi si trova in un periodo di stress fisico o mentale, in caso di inappetenza o stanchezza, in quanto sono molto nutrienti e hanno un effetto tonico. Attenzione a chi è allergico al lattice, ai pazienti diabetici o a coloro che presentano colon irritabile, in questi casi le castagne sono sconsigliabili.

Infine ricordo che in un regime dietetico bilanciato possiamo inserire le castagne come spuntino, ricordandoci che sono ricche di nutrienti ma anche molto caloriche e se consumate in eccesso possono dare meteorismo. Meglio evitare i classici marron glaceé, che hanno ben 390 kcal per 100 grammi e puntare sulle classiche castagne arrostite o bollite. Un the caldo e 8/10 castagne, un paio di volte alla settimana, potranno rendere il pomeriggio autunnale più piacevole.

09 novembre 2017


Alimentazione Approfondimento

Biologa Nutrizionista


Cosa sono i superfood

Tantissimi benefici per il nostro benessere e la nostra salute grazie a questi alimenti

I cosiddetti superfood, o super alimenti, sono alimenti dai grandissimi benefici per la nostra salute, grazie all’alta concentrazione di nutrienti essenziali. Avrete già sentito parlare delle bacche di Goji, dei semi di chia o dello zenzero. Infatti, i superfood sono alimenti vegetali naturali che ci aiutano a condurre una vita più sana ed equilibrata.

Grazie alle tante proprietà dei nutrienti essenziali di questi alimenti, si può parlare di effetto di prevenzione per la nostra salute, miglioramento del nostro benessere – grazie all’aumento delle energie, delle capacità intellettive e fisiche e della nostra vitalità in generale.

Un modo efficace per integrare i superfood alla nostra dieta quotidiana è l’integrazione alimentare. Grazie all’integratore nutraceutico SUPERFOOD, contentente un matrix di frutta e vegetali studiato appositamente, ci si assicura un ottimo stato di salute.

Il Fruit and vegetables Matrix contenuto nell’integratore è composto di mirtillo rosso artico frutti, cocco polpa intera, clorella, olivo foglie (Olea europea L.), arance rosse di Sicilia, sambuco frutti, uva rossa semi, pomodoro, acerola, carote, tè verde foglie, pompelmo, papaia, broccoli, cavolo, ananas, fragole, cipolla, aglio, ciliegie, mela, zucca, cetriolo, ribes, mora, mirtillo e asparago, titolati (3,83%) in polifenoli.

Grazie a tutti questi cibi, si ottengono tantissimi benefici:

  • Contrastare i radicali liberi e proteggere dall’invecchiamento grazie ai polifenoli, il licopene, i flavonoidi e le vitamine
  • Migliorare la circolazione periferica e la vista grazie ai flavonoidi dei mirtilli, al betacarotene della zucca e la luteina di carote e pomodori
  • Favorire la formazione di collagene per il benessere di tessuti, cartilagini e pelle grazie alla vitamina C e ai bioflavonoidi (agrumi e papaia)
  • Abbassare colesterolo, trigliceridi grazie agli omega 3 e omega 6
  • Favorire il transito intestinale grazie alle fibre
  • Azione antibatterica della cipolla
  • Azione antinfiammatoria dell’ananas
  • Azione antitumorale del sulforafano presente nei broccoli e nel cavolo
  • Azione diuretica e detox di asparagi, clorella e cocco

06 novembre 2017


Alimentazione Approfondimento Salute

Farmacista esperta in nutrizione sportiva


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I cambiamenti climatici e la salute della pelle

Come i cambiamenti climatici influiscono sulla salute della pelle: quali sono le conseguenza sulle patologie dermatologiche

I cambiamenti climatici e la salute della pelle: un tema che sta sempre più interessando la dermatologia mondiale, che si rende conto di quanto sia sempre più difficile assicurare una efficace cura della pelle a tutti (Skin care for all). Nella sua review, pubblicata sull’International Journale of dermatology, Louise Andersen, Department of Dermato-Venereology Aarhus University Hospital (Danimarca) sottolinea i punti fondamentali. 

I cambiamenti climatici determinanti per la salute della pelle mettono in primo piano i gas serra (CO2, metano, clorofluorocarbonati e ossido nitrico) accumulati nell’atmosfera. Da qui deriva l’aumento della temperatura di superficie, con una maggiore frequenza e intensità dei fenomeni climatici estremi: uragani e tempeste tropicali, siccità estreme o aumento dei livelli dei mari e inondazioni. Tutti fenomeni che modificano anche la distribuzione e il comportamento delle diverse specie animali, comprese quelle dannose per l’uomo.

Quasi tutte le principali malattie dermatologiche sono particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici. Molta attenzione è stata per esempio dedicata al rapporto tra esposizione agli UV (per progressiva riduzione della protezione dello strato di ozono) e maggior rischio di carcinomi della pelle, oltre che delle profonde alterazioni della cute da invecchiamento precoce (photoaging).

Un gruppo di ricerca indiano, area mondiale che ben conosce tutte le conseguenze che, alle diverse latitudini, vengono provocate dai cambiamenti climatici, entra ancor più nel dettaglio: si conosce per esempio lo stretto rapporto tra esposizione agli UV e insorgenza di carcinomi delle cellule basali del derma (basaliomi), che rappresentano l’80% dei carcinomi della pelle diversi dal melanoma. Ancora più noto e stretto è il legame tra esposizione agli UV e la continua crescita dell’incidenza di melanoma, soprattutto nelle popolazioni caucasiche. 

La maggior frequenza di uragani e tempeste tropicali, dal canto suo, è un altro cambiamento climatico che, per la salute della pelle, si dimostra deleterio. Le più comuni malattie della pelle che aumentano dopo inondazioni e tempeste tropicali sono le infezioni, causate da batteri comuni, funghi, ma anche da agenti meno comuni, come micobatteri e altri. Si registra anche un picco di infezioni parassitarie (scabbia), e di allergie (eczema e orticaria papulare).

Non solo: i cambiamenti climatici favoriscono comunque la comparsa di alcune malattie infettive in aree che non presentavano condizioni favorevoli. Stafilococchi, Streptococchi e batteri Gram negativi trovano nei climi più umidi e caldi l’ambiente più favorevole all’attecchimento. 

Se poi si considerano fenomeni ripetuti, come El Niño, la dermatologia registra un picco di malattie causate da vettori diversi (zanzare, protozoi, zecche): Leishmania, malaria, Dengue; gli Stati Uniti hanno già registrato un aumento dell’infettività della malattia di Lyme o del virus del Nilo dell’Ovest, diffuso nella Florida del Sud.

Lo stesso aumento delle temperature influisce sull’equilibrio delle ghiandole sebacee e sudoripare: l’eccesso di produzione sebacea, unito alla sudorazione costante, facilita la comparsa di acne, o il suo peggioramento ed è negativo anche per malattie con eziologia più complessa, come la psoriasi.

E che dire del freddo estremo? Anche questo cambiamento climatico danneggia la pelle, soprattutto in chi soffre di neuropatie di varia origine e/o di alterazioni gravi della circolazione, come diabete e arteriopatia obliterante periferica. 

Bibliografia:

-Louise K. Andersen - Global climate change and its dermatological diseases - International Journal of Dermatology 2011, 50, 601–603

-Sanjiv Grover, Rajeshwari - Global warming and its impact on skin disorders -  Indian J Dermatol Venereol Leprol 2009;75:337-9

16 novembre 2017


Approfondimento Benessere

Giornalista professionista